Intervista a Stefano Quintarelli: “Giusto che l’Ue si muova, con l’aiuto di esperti, per conoscere meglio un fenomeno come quello delle fake news”

“È giusto che l’Unione europea si muova, con l’aiuto di esperti, per conoscere meglio un fenomeno come quello delle fake news”.
A parlare con Democratica è Stefano Quintarelli, esperto di informatica e deputato dal 2013, autore con Giovanni Pitruzzella e Oreste Pollicino, chiamato dalla commissione europea a far parte della task force contro le fake news, del libro “Parole e potere – Libertà di espressione, hate speech e fake news”.

Dunque l’iniziativa della Commissione europea sarà utile nella guerra alle bufale in Rete?
Qualunque iniziativa tesa ad approfondire un tema è utile, e dunque reputo importante l’iniziativa della Commissione. È giusto conoscere e poi, certo, sviluppare strategie. Vedremo se la task force giudicherà possibile la compilazione di linee guida, io credo che si possa fare.

Quali crede potranno essere queste linee guida?
Il pluralismo è di base una cosa positiva, dunque il fatto che esista di fatto un solo social network non è un bene. La strategia di lungo periodo dovrebbe prevedere più concorrenza nell’ambito dei social network, perché siamo di fatto in presenza di un monopolio, visto che Facebook è anche Instagram, Whatsapp e via dicendo. Sarebbe bene invece favorire un regime di concorrenza, perché frammentando le informazioni si riduce la velocità di circolazione, allargando la finestra di tempo utilizzabile per fare controinformazione positiva.

Introdurre più concorrenza con quali strumenti?
Si può introdurre in modo analogo a quanto fatto nella telefonia, dove il mercato è aumentato. Questo aiuterebbe a limitare la velocità di propagazione, perché le bufale sono sempre esistite, il problema oggi è il loro effetto virale.

Quali altri misure si potrebbero adottare?
Un secondo aspetto riguarda gli algoritmi di suggerimento dei contenuti. La direttiva sull’e-commerce dell’Unione europea stabilisce che un intermediario della società dell’informazione non ha responsabilità editoriale, ma quelle regole sono del 2003, quando i social network non esistevano. Il fatto che oggi a fare raccomandazioni sul contenuto da visualizzare sia un algoritmo, non è una garanzia sufficiente a non parlare di responsabilità editoriale, visto che l’algoritmo fa delle scelte come, ad esempio, dare priorità a contenuti che promuovono l’anoressia. A monte c’è sempre qualcuno che decide, e infatti Facebook sta tornando indietro, ritornando a un’informazione più simile ai forum di qualche anno fa. Ma io dico: nel momento in cui introduci un algoritmo che decide di promuovere determinati contenuti, non sei più una parte neutrale.

Dunque va introdotta la responsabilità dell’intermediario?
Occorre definire che l’assenza di un intervento umano di per sé non è sufficiente a garantire l’esenzione dalla responsabilità editoriale. Non è detto però serva una nuova legge, basterebbe ad esempio il pronunciamento della Corte di Giustiziaeuropea.

Nel libro scritto con il professor Pollicino parlate di come conciliare la libertà di espressione con il diritto a una informazione corretta. Quale può essere la soluzione?
Non possiamo consentire che la decisione su cosa sia visibile sia presa da un privato. Ad esempio, se pubblico una parodia, questa deve essere tutelata senza incappare nel rischio di fraintendimento.
Nella parte finale del libro faccio una proposta: serve un meccanismo che consenta a chi scrive un contenuto di fare in modo che quel contenuto non venga rimosso, assumendosene però la responsabilità sul piano giudiziale. D’altra parte c’è un problema legato alla tutela dell’anonimato, devo cioè minimizzare il rischio di ritorsione, con l’anonimato protetto. Già simili misure, da sole, pulirebbero la Rete da tanta spazzatura.

Vede un rischio di ingerenza delle fake news nelle elezioni del 4 marzo?
Non c’è dubbio che la comunicazione interferisca sugli orientamenti di voto, ma non è un fenomeno limitato solo alla Rete. La tv la fa ancora da padrone e anche lì si dicono una marea di fake news e fake opinion, che dette in Tv sono caricate anche di un livello di reputazione maggiore. Il tema delle fake news c’è da sempre, al massimo si può mitigare, ma bisognerebbe mitigarlo anche off line.

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