I social network, soprattutto negli ultimi anni, hanno occupato una fetta importante della vita di ognuno di noi. Tutte le notizie ormai viaggiano sul Web e vengono diffuse soprattutto attraverso i social. Far circolare le informazioni è diventato così molto più semplice e permette di coinvolgere sempre più persone. Ovviamente, quando si tratta di fatti accertati, la diffusione di notizie e informazioni non può che essere un fatto positivo. Ma sempre più spesso i social diventano cassa di risonanza per le cosiddette fake news: le bufale.

La cyberpropaganda alla base delle fake news

Le fake news si diffondono con una velocità impressionante, anche se verificarne l’attendibilità sarebbe facilissimo. Una delle aree più sfruttate dai creatori di fake news è la cyberpropaganda e i danni sono ben visibili da diverso tempo. La grande possibilità di visualizzazione della notizia data da Internet e in particolare, come accennato prima, dai social network, ha offerto ai creatori l’opportunità di usare il Web come uno strumento per influenzare a proprio piacimento l’opinione pubblica.

Questo è emerso anche nell’ultima ricerca Trend Micro (società giapponese leader mondiale per la protezione dati in internet e per la sicurezza nel Cloud e nel Web) dal titolo “The Fake News Machine: How Propagandists Abuse the Internet and Manipulate the Public”. Lo studio ha analizzato per qualche anno tutti i passaggi principali usati per influenzare l’opinione pubblica: si va dal riconoscimento del pubblico suddiviso in target e al suo reclutamento con l’uso di una storia falsa, si continua con una sorta di addestramento delle menti attraverso i social media e una propaganda sempre più mirata e si termina con la presenza di un pubblico sempre più distratto con cui ripartire con un nuovo argomento e un nuovo ciclo sempre correlato da notizie e informazioni false.

Trend Micro ha rivelato numerosi siti, alcuni dei quali nascosti dalla grande facciata del Web, che offrono servizi di fake news a volte anche retribuiti. Ognuno di essi garantisce l’anonimato a qualsiasi persona o organizzazione con l’intento di influenzare l’opinione pubblica di piccoli gruppi di persone o di intere nazioni. I servizi più classici comprendono la creazione di profili falsi, alla base dei creatori di fake news, per evitare eventuali denunce, con relativi social media e gruppi. Non possono, quindi, mancare il conseguente sviluppo di contenuti falsi correlati da “obbligo” di like e retweet per aumentare la diffusione del materiale e la creazione di siti dall’aspetto legittimo e dal nome molto altisonante perché spesso simile a siti attendibili (ad esempio La Respubblica, il Giomale, il Fatto Quotidaino e Sky24Ore). Se poi si dovesse avere la possibilità di avere dei sostanziosi introiti, si possono acquistare nuovi domini e creare siti multipli che si reindirizzano l’uno con l’altro per mantenere alta la diffusione dei contenuti e dare l’impressione che la notizia sia in realtà autentica.

Questi servizi hanno un costo e Trend Micro ha raccolto alcuni esempi tra quelli più pericolosi e costosi: una campagna di 12 mesi per influenzare il risultato di un’elezione politica costa circa $400.000, una campagna per screditare un giornalista o un personaggio pubblico influente costa fino a $55.000, creare un finto profilo e una finta celebrità con almeno 300.000 followers e relativi like costa $2.600 e infine una campagna per organizzare e istigare alla protesta di strada può essere comprata per circa $200.000. Sono cifre molto alte, ma non impossibili soprattutto per chi è disposto a tutti i costi a raggiungere l’obiettivo finale.

Trend Micro ha anche scoperto che i principali mercati delle fake news sono Cina, Russia, Inghilterra e Medio Oriente e sono anche quelli più sorvegliati nel corso della ricerca. In Cina, ad esempio, possono essere acquistate delle finte pubblicità per solo $15 mentre in Russia con soli $620 si può realizzare un video e piazzarlo sulla homepage di YouTube o tra le tendenze. La ricerca ha anche analizzato la diffusione delle fake news e la sua correlazione allo sviluppo sempre più crescenti di troll. Come volevasi dimostrare le cose sono direttamente proporzionali, anzi pare che proprio il discorso troll sia ancora più complicato rispetto alle fake news perché più incontrollabili e ingestibili.

I bot potrebbero aiutarci a riconoscere le notizie false

Sempre riguardo alle fake news è stato condotto un esperimento da Mike Lewis e altri quattro suoi colleghi della Fair (Facebook Al Research), il distaccamento di Facebook che si occupa della ricerca e dello sviluppo di intelligenze artificiali. Hanno scoperto che se due bot (ovvero dei programmi che accedono alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani) vengono lasciati in totale libertà, essi sviluppano una lingua indipendente capace di dialogare in totale autonomia e segretezza, un po’ come fanno i bambini. Addirittura hanno iniziato a fingere di negoziare un accordo con relativi comportamenti umani come l’inventarsi un disinteresse iniziale.

Cosa c’entra questo esperimento con le fake news? Semplice, Facebook è da sempre interessata a sostituire l’uomo nei compiti secondari o ripetitivi. Molte aziende hanno già introdotto i bot e un esempio è la Trim, azienda californiana che ha incluso i bot nel reparto adibito alla negoziazione con il pubblico delle migliori offerte di Comcast, uno dei maggiori network di TV via cavo degli Stati Uniti. I bot potrebbero quindi essere inclusi nei vari social network per sventare la diffusione delle fake news in modo più veloce e repentino e soprattutto imparziale. A differenza di un uomo, basterebbe semplicemente una riga di codice per ordinare al bot quali news cancellare o segnalare e quali invece mantenere perché veritiere.

L’idea dei bot non è nuova, già qualche anno fa era stato sperimentato Tay, il bot di casa Microsoft utile per generare una conversazione automatica. Purtroppo durò poco, solo 24 ore, perché dopo essere stato riempito di insulti e commenti razzisti, anche lui cominciò a comportarsi e a rispondere allo stesso modo. C’è però un caso emblematico per quanto riguarda il discorso di base che restano le fake news e si tratta di Wahlbot, lanciato dal broadcaster Orf in occasione delle recenti elezioni austriache. Questo bot era stato programmato per dare informazioni e rispondere alle domande in tempo reale ed evitare, di fatto, la diffusione di notizie inesatte o totalmente false.

Loudemy.com e i bot programmabili da chiunque

Wahlbot è stato preso d’esempio da Selene Biffi, startupper e consulente Onu per l’impreditoria sociale Young Global Leader del World Economic Forum, che qualche giorno fa ha lanciato Loudemy.com, il primo progetto creato esplicitamente per creare individualmente dei bot conversazionali e contrastare, così, la disinformazione dilagante. Tra l’altro Loudemy ha un cuore tutto italiano perché sviluppata dall’azienda padovana E.W.T. ed è ancora in fase beta. La creatrice però afferma:

“L’idea mi è venuta circa un anno fa, mentre lavoravo in Afghanistan e ci fu un violentissimo attentato. Sui social si scatenavano ondate di odio pieni di falsità, ma era impossibile rispondere a tutti. Per questo cominciai a chiedermi come automatizzare.”

Il risultato è quindi un sistema totalmente configurabile, basato su un algoritmo proprietario che non è legato ad uno specifico flusso di informazioni, ma saremo noi a chiedere al bot di verificare la notizia e la sua veridicità. La spiegazione di Biffi è la seguente:

“Il sistema fa un’analisi testuale e poi si esprime attraverso un bot utilizzando una serie di fonti che gli sono state indicate. Per ora funziona su Twitter, Facebook, Youtube e Instagram in inglese, italiano, spagnolo e francese e vogliamo aggiungere anche l’arabo e altre lingue non appena avremo raccolto più finanziamenti.

L’amara realtà

Purtroppo non è tutto oro quello che luccica e la battaglia alle fake news sembra più impervia che mai. A dirlo è Walter Quattrociocchi, coordinatore del laboratorio di scienze sociali computazionali dell’Imt di Lucca:

“Lo sviluppo di bot in grado di negoziare accordi è estremamente interessante, ma il problema è riuscire a inquadrare bene il problema sul quale applicare poi l’abbondante matematica della teoria dei giochi che già esiste. Non credo però i bot ci possano aiutare sul fronte del contrasto alle fake news perché è difficile isolare automaticamente un’affermazione falsa all’interno di una conversazione umana. Credo piuttosto che dobbiamo spingere sulla trasparenza degli algoritmi.”

Come ogni nuova tecnologia, i presupposti risultano molto nobili e positivi, ma purtroppo non sarebbe escluso che una volta portata avanti potrebbe rivelarsi un fallimento con la creazione di bot che darebbero false notizie spacciandole per vere. La viralità delle fake news non dipende, quindi, solo da fattori tecnologici. A dirlo sono Diego Fregolente Mendes de Oliveira e Filippo Menczer del Center for Complex Networks and Systems Research dell’Indiana University i quali hanno dimostrato che negli Stati Uniti, ma è così in tutto il mondo, a determinare la diffusione di un’informazione falsa è la poca attenzione che pone il lettore all’informazione stessa.

I consigli per evitare le fake news

Il lettore non è più interessato a leggere la notizia attentamente e spesso, anche per mancanza di tempo, si sofferma solo al titolo favoreggiando la diffusione di notizie false con titoli clickbait (acchiappa click). Il suggerimento dei ricercatori è quello, ovviamente, di stare più attenti e consigliano alle piattaforme più usate per la diffusione di notizie, di limitare la presenza di queste fake news così da rendere il sistema anche più ricco di qualità. Dal mio canto posso suggerirvi dieci pratici procedimenti da compiere per capire se siete davanti ad una notizia falsa o non verificata:

  1. State attenti ai titoli: titoli altisonanti spesso scritti in stampatello che vedono l’uso di molti segni di interpunzione finali come punti esclamativi sono certamente notizie false. Inoltre se le affermazioni contenute in un titolo sembrano esagerate, sicuramente sono false.
  2. Guardate bene gli URL: un URL fasullo o molto simile a siti di giornali nazionali o internazionali sono senza dubbio siti falsi.
  3. Fate ricerche sulla fonte: se la notizia che state leggendo non proviene da un sito che voi conoscete o ritenete affidabile, cercate su internet la sua reputazione e informatevi attraverso la sezione “informazioni” del sito stesso. Vi sono siti appositi anche per questo come WHOIS.
  4. Fate attenzione alla formattazione: molte fake news presentano impaginazioni strane, errori grossolani di battitura e sottotitoli vistosi. Leggete la notizia con prudenza soprattutto se il sito non è molto conosciuto.
  5. Fate attenzione alle immagini: spesso le notizie false contengono immagini modificate o video ritoccati con strane didascalia o frasi clickbait. Cercate su internet sempre un confronto con la stessa immagine o altre immagini magari riguardanti la stessa notizia provenienti da altre fonti.
  6. Guardate sempre la data di pubblicazione: molte fake news non hanno la data o presentano una data vecchia che automaticamente rendono futile ogni informazione presente.
  7. Verificate le testimonianze: l’assenza di fonti, di prove o di riferimenti ad esperti di cui non viene fatto il nome è sinonimo certo di fake news. Attenzione, l’assenza di fonte può anche riferirsi alla scrittura di un comunicato stampa, ma in questo caso sarebbero presenti nomi e riferimenti che lo farebbero capire.
  8. Controlla altre fonti: anche in caso di notizia proveniente da siti affidabili, controllate sempre se altre fonti hanno riportato la notizia. Spesso possono esserci delle incongruenze anche tra stesse notizie provenienti da siti affidabili e a quel punto vi servirà una ricerca più approfondita. Dopotutto cosa affermava Hegel? Per conoscere la verità servono la tesi e l’antitesi dopodiché si forma la sintesi.
  9. Capire se la notizia non è uno scherzo: spesso viene difficile capire se si tratta di fake news o una notizia satirica o parodistica. Cercate di capire se quel sito è solito trattare notizie del genere o ha dei giornalisti capaci di ciò.
  10. Alcune notizie sono intenzionalmente false: esistono numerosi siti di divulgazione di notizie false, sono nati per questo e lo fanno per guadagni o per mettere in guardia le persone. Pensate a Lercio.it, è nato come sito di notizie false e/o parodistiche e condivide solo queste. Abbiate sempre senso critico.

di Giovanni ArestiaITALIAINCAMMINO.it